Il museo storico Piana delle Orme: un percorso immersivo tra natura e rievocazione del nostro Novecento

Ingresso del museo

Il museo Piana delle Orme si configura come un parco tematico, il quale si trova nella località borgo Faiti, in provincia di Latina. Esso si estende su 25.000 metri quadri di superfice immersa nella natura e racchiude al suo interno più di 50.000 reperti, molti dei quali appartengono alla collezione di Mariano De Pasquale, il quale nel 1997 ha fondato il presente museo.

Ingresso del museo, in foto la statua di Mariano de Pasquale e la sua epigrafe commemorativa, che recita:” Figlio di Sicilia, dai pascoli silenti mise radici in Agro Pontino. Onesto e laborioso, da agricoltore si trasformò in imprenditore lungimirante e coraggioso. Seminatore di memoria e testimone di valori antichi, seppe coniugare il lavoro con l’impegno nella cultura. Il suo cammino ha lasciato orme indelebili nella storia di questa terra e di tutto coloro che lo conobbero.

Il tema del museo verte principalmente attorno alla rievocazione etnografica, con grande attenzione alla storia militare. Il percorso permette di seguire con i propri passi le tracce storiche del Novecento italiano.

All’interno di 16 padiglioni sono disposti migliaia di reperti che testimoniano il modus vivendi del tempo, la cultura contadina ed il recente passato bellico. Oggetti di vita quotidiana che ci parlano dei loro possessori e ci raccontano di un popolo fiero e laborioso, piegato dalla durezza della vita contadina che coinvolgeva, prima del regime fascista, il 70% delle persone. Vessato dalle malattie, come l’inarrestabile malaria e dalle superstizioni che ne rendevano la cura ancor più difficile: pensiamo al motto “al chinino preferiamo il vino” o ai rimedi casalinghi come l’ingestione di fegato di topo, o di cimici, o all’infornata (consisteva nell’infornare i neonati per guarire la malaria). Infine messo in ginocchio da una guerra presentatasi con un volto mai visto prima nella Storia. Eppure descrivono anche un popolo che, se messo a terra, non si spezza ed ancora una volta, pur con sacrificio, sa risorgere dalle sue ceneri.

Giocattoli, strumenti di lavoro, trattori e idrovore utilizzati per la bonifica durante il fascismo, tram, auto, moto, armi, mezzi militari, aerei, carri armati, elicotteri, jeep, fucili, proiettili, divise: ogni elemento è disposto secondo un tema e attraverso specifiche ricostruzioni didattiche ricche di animazioni ed effetti sonori è possibile ripercorrere la Storia, anno dopo anno, partecipando emotivamente in un’esperienza immersiva che si propone di coinvolgere lo spettatore, senza barriere. Gli allestimenti scenografici ripercorrono le battaglie più importanti, con effetti sonori che consentono una più completa immedesimazione nella scena e con la possibilità di attivare l’audio guida gratuita per maggiori delucidazioni sul contesto storico presentato. Alcuni allestimenti permettono di immergersi anche nella vita contadina, così come nel quotidiano di un qualsiasi italiano del Novecento, assistendo a trasformazioni e cambiamenti con gli stessi occhi increduli.

Il primo padiglione che si presenta ai visitatori è quello sul Giocattolo d’Epoca“: armi, soldatini, navi, pupazzetti e bambole ci fanno comprendere quali fossero le aspettative rispetto ad un bambino dell’epoca, sul ruolo nella società o sul ruolo di genere ad esempio. Il maschio temerario spietato combattente fucile alla mano, la femmina amorevole e orgogliosa custode della bellezza e della maternità.

Il secondo padiglione dell’itinerario riguarda la “Bonifica delle Paludi Pontine“. Ricordiamo che l’opera ebbe inizio nel 1924. La bonifica a larga scala cominciò solo dal 1928 quando i fascisti sovvenzionarono i latifondisti e la borghesia agricola della zona, pagando fino al 75% dei loro costi. Siccome Mussolini riteneva che l’opera andasse a rilento, per velocizzare affidò il progetto all’Opera Nazionale Combattenti nel 1931. Ancora oggi la persistenza dello stato di terreno agricolo piuttosto che di palude è possibile solo grazie alla rete di canali di drenaggio servita dai numerosi impianti idrovori di sollevamento delle acque, necessari per scaricare in mare le acque che altrimenti, da sole, non defluirebbero.

A seguire il terzo padiglione dei “Mezzi Agricoli d’Epoca” comprende più di 300 esemplari che vanno dalle prime locomobili a vapore ai trattori con motore a petrolio. Sono inoltre esposte decine di tracciatrici e attrezzi che rappresentano le tappe più importanti della meccanicizzazione agraria. Molti di questi mezzi sono di marca e fattura italiana.

Il quarto padiglione, che conclude il percorso della pace, presenta scene di “Vita nei Campi“. Si ritrova il mondo perduto delle tradizioni e della cultura contadina; viene mostrato il modo in cui in passato si faceva il vino, l’olio, il pane, il formaggio, il funzionamento di una carbonaia e come si trebbiava il grano.

Anche la scuola era un elemento importante nella vita della popolazione, perfino di quella contadina. L’analfabetismo, oltre alla malaria, era tra i problemi che maggiormente ostacolavano lo sviluppo economico e sociale di vaste regioni dell’Italia Unita. Fu ai primi del 1900 che, grazie alla creazione di scuole per contadini, l’alfabeto venne considerato “mezzo inestimabile di rivoluzione e di elevazione individuale” per i “campagnoli” dell’ Agro Romano e dell’Agro Pontino.

Il Percorso di guerra inizia con il padiglione “Deportazione e internamento ” , che si presenta con la ricostruzione di una stazione ferroviaria con vagoni e locomotive d’epoca.

Segue il padiglione “Mezzi Bellici d’Epoca” all’interno del quale si offre al visitatore la possibilità di prendere visione delle più diverse attrezzature militari utilizzate nei teatri di battaglia durante la Guerra di liberazione, sia dalle forze alleate che dall’asse nazi-fascista.

Nel padiglione ” da El Alamein a Messina e Salerno” viene rievocata l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania nazista . Si ode la voce di Mussolini dal balcone di Piazza Venezia informare attraverso la radio gli italiani, poi un colpo di cannone introduce nel clima di guerra. Si assiste alla mobilitazione dell’esercito e alla partenza per il fronte di tanti giovani soldati.

Nel padiglione “Sbarco di Anzio” sono invece ricostruite le operazioni di sbarco, la battaglia dei Rangers, gli sfollamenti e l’interno di un rifugio.

A conclusione del percorso abbiamo la “Battaglia di Cassino” che rievoca i sanguinosi eventi del fronte cassinese.

https://reporter.wrep.eu/certificate/5368827d1467a8b54d10515d587f1cca

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