Omosessuali in Iran: la “scelta” tra la pena di morte e il cambio di sesso

Immagine tratta da http://transascity.org/transition-in-iran/

‎In Iran l’attività sessuale tra membri dello stesso sesso è illegale ed è punita con la pena di morte. Gli individui omosessuali sono così indotti a compiere una tremenda scelta: vivere nell’illegalità, nell’ignominia della società e rischiare di essere denunciati esponendosi alla pena capitale, oppure iniziare un processo denominato dal governo iraniano “filtraggio” che permette di separare gli omosessuali, considerati malati di mente e irrecuperabili, da coloro che decidono di intraprendere il percorso della transessualità, reputati “curabili” attraverso un ‎‎intervento chirurgico di riassegnazione del sesso‎‎, cosicché possano incanalarsi in una logica binaria di genere e rispettare le regole della segregazione sessuale (separazione rigorosa nello spazio pubblico tra uomini e donne) in accordo col nuovo sesso acquisito. ‎

Gli interventi chirurgici di riassegnazione del sesso sono parzialmente sostenuti finanziariamente dallo Stato il quale fornisce al paziente, dopo l’intervento chirurgico, un nuovo certificato di nascita, un nuovo passaporto e gli altri documenti in accordo con la nuova identità. I sussidi per l’assistenza sanitaria raramente coprono una parte significativa dei costi sanitari, lasciando l’assistenza sanitaria inaccessibile alla maggior parte delle persone trans. Inoltre, in diverse parti del paese, le sovvenzioni sono state sospese con il pretesto di fondi governativi insufficienti.

Molti omosessuali in Iran sono stati spinti a sottoporsi ad un intervento chirurgico di riassegnazione del sesso al fine di evitare persecuzioni legali e sociali, non perché ne avessero desiderio: molto spesso l’operazione è percepita dagli stessi come una mutilazione, una scelta obbligata che li costringe a rinunciare ad una vita sessuale appagante così come alla genitorialità. L’Iran esegue più interventi chirurgici di riassegnazione del sesso di qualsiasi altro paese al mondo, dopo la ‎‎Thailandia‎‎, ma con risultati di dubbio successo in molti casi: la qualità dell’assistenza sanitaria per i trans nel paese, compresa la terapia ormonale e gli interventi chirurgici di ricostruzione, è spesso molto bassa.‎‎

Le persone transgender che non si sottopongono all’intervento chirurgico non hanno alcun riconoscimento legale (poiché i generi non binari non sono riconosciuti in Iran) e quelle che lo fanno vengono prima sottoposte ad un processo lungo e invasivo, compresi i test di verginità, l’approvazione formale dei genitori, la consulenza psicologica che rafforza i sentimenti di vergogna e l’ispezione da parte del tribunale della famiglia.

‎Il governo ha anche affrontato le ripetute accuse di costringere individui omosessuali a ‎‎un intervento chirurgico di riassegnazione del sesso‎‎ e il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha riferito che “i bambini e le bambine lesbiche, gay, bisessuali e transgender sono sottoposti a scosse elettriche e alla somministrazione di ormoni e forti farmaci psicoattivi”.‎

‎La chirurgia per le condizioni intersessuali è stata praticata in Iran dal 1930.‎ Nel 1963, l’ayatollah ‎‎Ruhollah Khomeini‎‎ scrisse un libro in cui affermava che non vi era alcuna restrizione religiosa sulla chirurgia correttiva per gli individui intersessuali, sebbene ciò non si applicasse a quelli senza ambiguità fisica negli organi sessuali. Questo vuol dire che l’ayatollah si era pronunciato al tempo solo per gli individui ermafroditi (recanti dalla nascita caratteristiche dell’uno e dell’altro sesso), ma non per i transessuali. All’epoca Khomeini era un rivoluzionario radicale e anti-Shah e ‎‎le sue fatwa‎‎ non avevano alcun peso con il governo imperiale, il quale non aveva politiche specifiche riguardo agli individui transgender.

Immagine tratta da https://www.hindustantimes.com/photos/world-news/photos-iran-marks-the-40th-anniversary-of-the-1979-islamic-revolution/photo-uXXisLuzHBmZzDPHGrt2CJ.html

‎Il nuovo governo religioso che è stato istituito dopo la ‎‎rivoluzione iraniana del 1979‎‎ ha classificato le persone transgender e ‎‎i crossdresser‎‎ come gay e ‎‎lesbiche‎‎, ‎cioè individui reputati deviati e socialmente pericolosi che secondo il codice penale iraniano sono passibili della pena di morte.

Una delle prime attiviste per i diritti dei transgender è stata ‎‎Maryam Hatoon Molkara‎‎, una donna transgender (MtF, da maschio a femmina). Prima della rivoluzione, desiderava diventare fisicamente donna, ma non poteva permettersi un intervento chirurgico e voleva l’autorizzazione religiosa. Nel 1975, iniziò a scrivere lettere a Khomeini, che sarebbe diventato il leader della rivoluzione ed era in ‎‎esilio‎‎. Dopo la rivoluzione, è stata licenziata, iniettata con la forza con ‎‎ormoni‎‎ maschili e internata in una struttura psichiatrica. Alcuni nella sua situazione vennero rinchiusi nella prigione Evin di Tehran, mentre altri vennero lapidati a morte.

In seguito la Molkara, grazie ai suoi contatti con importanti esponenti religiosi, è stata rilasciata e ha continuato a fare pressioni su molti altri leader. Più tardi andò a trovare Khomeini, che era tornato in Iran. Durante questa visita, è stata sottoposta a percosse da parte delle sue guardie perché indossava un binder (fascia che comprime il seno) e sospettavano che potesse essere armata.

Indossando un completo maschile, si diresse al campo estremamente protetto di Khomeini nella Tehran del nord, portando con sè una copia del Corano. Come ulteriore richiamo al simbolismo religioso, si era legata le scarpe attorno al collo. Quel gesto, che richiamava l’ Ashura, la festività religiosa sciita che celebrava l’eroismo del terzo imam Hossein, voleva significare che lei stava cercando protezione.

Dapprima, l’ayatollah fallì nel garantirgliela. Appena si avvicinò al campo, le guardie armate di sicurezza le saltarono addosso e cominciarono a picchiarla. Si fermarono soltanto quando il fratello di Khomeini, assistendo alla scena, intervenne e condusse Molkara nella propria casa.

Là, Molkara, all’epoca con la barba, alta e di massiccia costituzione, tentò di spiegare la propria difficile situazione: <<Gridavo “sono una donna, sono una donna” >>dice. Per dimostrarlo, tolse la fascia attorno al petto per svelare il seno femminile, ben formato, celato da essa. Le donne nella stanza accorsero per coprirla con uno chador.

A quel punto il figlio di Khomeini, Ahmad, era arrivato e si era commosso fino alle lacrime per la storia di Molkara. Nell’emozione, fu deciso di condurre Molkara al leader supremo. Nell’incontrare la figura quasi mitica nella quale ella aveva investito tale speranza, Molkara svenne.

<<Fui condotta in un corridoio,>>Molkara racconta, <<potevo udire Khomeini alzare la voce. Stava rimproverando quelli che lo circondavano, domandando come potessero maltrattare qualcuno che era venuto a chiedere protezione. Stava dicendo “Questa persona è serva di Dio”. Nella stanza con lui c’erano tre dei suoi medici di fiducia e lui chiese quale fosse la differenza tra ermafroditi e transessuali. Cosa sono questi “neutri in difficoltà”, stava domandando. Khomeini non conosceva questa condizione fino a quel momento. Ma da qual momento in poi, ogni cosa cambiò per me.>>

Molkara lasciò l’accampamento di Khomeini con una lettera indirizzata al capo dei pubblici ministeri e al capo dei medici etici dando l’autorizzazione religiosa per lei e, implicitamente, per altri come lei, a cambiare chirurgicamente il proprio genere. Era la fatwa che aveva cercato.

In foto Maryam Hatoon Molkara, tratta da https://twitter.com/thetranshijabi/status/1262513743491031042

A causa di questa fatwa, emessa nel 1987, gli individui transgender in Iran sono stati in grado di vivere come donne previo intervento chirurgico che permette di cambiare il certificato di nascita e tutti i documenti ufficiali certificanti il loro nuovo genere, nonché di sposare uomini, con tanto di matrimonio religioso. Alle donne che vogliono diventare uomini si applica il medesimo procedimento, con la possibilità di avere in seguito legittimamente da una a quattro mogli come qualsiasi altro uomo.

‎La fatwa originale di Khomeini è stata da allora riconfermata dall’attuale leader dell’Iran, ‎‎Ali Khamenei‎‎, ed è sostenuta anche da molti altri religiosi iraniani.‎

C’è ancora un grande stigma collegato all’idea di transgender e riassegnazione di genere nella normale società iraniana, e la maggior parte delle persone transgender, dopo aver completato la loro transizione, viene consigliato di mantenere la discrezione sul loro passato.

La maggior parte dei partecipanti a uno studio del 2018 su ‎‎Quality & Quantity‎‎ ha avuto “esperienze di essere accusato, arrestato e abusato fisicamente dalla polizia” e ha affrontato discriminazioni sul posto di lavoro, incluso il licenziamento per essere trans.‎

‎Un rapporto del 2016 di ‎‎OutRight Action International‎‎ ha rilevato che “gli iraniani trans continuano ad affrontare gravi discriminazioni e abusi sia dalla legge che nella vita quotidiana, e raramente sono trattati come membri uguali della società” e che “la comunità trans iraniana affronta pressioni da parte di attori statali e non statali, che vanno da atteggiamenti pubblici ostili ad atti di estrema violenza, rischio di arresto, detenzione e perseguimento”. Il rapporto ha osservato che la polizia iraniana spesso arrestava chiunque sospettasse di essere trans e li teneva in custodia fino a quando non potevano completare un’indagine ufficiale per determinare che l’individuo arrestato era legalmente riconosciuto come trans. La polizia prendeva spesso di mira anche le persone trans per la fustigazione in base alle regole anti-cross-dressing.

‎Alle persone trans è vietato ‎‎prestare servizio nell’esercito iraniano‎‎ e sono state rilasciate specifiche carte di esenzione da parte dei militari: questa pratica di identificazione delle persone transgender li mette a rischio di abusi fisici e discriminazioni. ‎

‎Secondo il ‎‎Centro per i diritti umani in Iran: “Il riassegnamento chirurgico di sesso in Iran è estremamente pericoloso, quando sovvenzionato dallo stato, il processo pre-operatorio è abusivo, l’intervento chirurgico è in genere eseguito da chirurghi mal addestrati e procedure pasticciate e scarse cure di follow-up spesso provocano complicazioni mediche permanenti”. ‎Secondo ‎‎Justice for Iran‎‎, lo stato iraniano non riesce a “garantire che i chirurghi e altri operatori sanitari che si occupano di [persone transgender] soddisfino standard appropriati di istruzione, abilità e codici etici di condotta” e che le persone trans abbiano difficoltà ad accedere a informazioni adeguate sull’assistenza sanitaria, che “derivano direttamente dal governo e dalle sue entità mediche associate che distorcono o travisano intenzionalmente le moderne informazioni scientifiche su questioni di orientamento sessuale e identità di genere.” ‎

‎Il processo di sottoporsi a un intervento chirurgico di riassegnazione del sesso è esteso e piuttosto arduo. Le persone che mettono in discussione la loro sessualità sono incoraggiate a vedere uno psicologo, e di solito si raccomanda loro di sottoporsi a un intervento chirurgico di riassegnazione del sesso per adattarsi al rigoroso binario di genere che è presente in Iran. Come precedentemente accennato, esiste inoltre un requisito per le persone trans adulte di fornire una certificazione formale di approvazione dei genitori per ottenere un permesso per la chirurgia. ‎L’individuo passa attraverso quattro o sei mesi di terapia, test ormonali e test cromosomici per sottoporsi a un processo noto come “filtraggio”.

‎La chirurgia transessuale non è in realtà legale secondo il diritto civile iraniano, sebbene le operazioni vengano eseguite. La legge iraniana ha sia componenti laiche che religiose, e la giurisprudenza laica non dice nulla sulle questioni transgender. In questo caso, sono la Sharia e la fatwa di Khomeini a regolare la transizione. ‎

Il rapporto del progetto Safra afferma che attualmente non è possibile per i presunti individui transgender scegliere di non sottoporsi a un intervento chirurgico: se sono approvati per la riassegnazione del sesso, ci si aspetta che si sottopongano immediatamente al trattamento. Coloro che desiderano rimanere “non operativi” (così come coloro che si travestono e / o si identificano come ‎‎genderqueer‎‎) sono considerati il loro genere assegnato alla nascita, e come tali rischiano di subire molestie come omosessuali e sono soggetti alle stesse leggi che vietano ‎‎gli atti omosessuali‎‎: per riassumere, rischiano stupri punitivi, arresto, torture e pena capitale.

‎Il rapporto OutRight del 2016 ha rilevato che l’accesso all’assistenza sanitaria era gravemente limitato per coloro che non potevano permetterselo e che il sistema sanitario spesso rifiutava di curare le persone che soffrivano di ulteriori problemi di salute a causa transizione chirurgica, inoltre, il rapporto ha evidenziato una cultura del gatekeeping nel sistema sanitario, spesso imponendo periodi di attesa estremamente lunghi ai pazienti. Il rapporto riporta che un medico ha affermato che “non tutti coloro che vogliono cambiare il loro genere soffrono di disturbo dell’identità di genere”. Questo significa che molti individui sono indotti a cambiare genere a causa delle proprie tendenze sessuali e della pressione legale e sociale che esse comportano, non perché effettivamente si sentano di appartenere ad un altro genere rispetto a quello di nascita.

Foto tratta da https://www.dw.com/en/iran-how-transgender-people-survive-ultraconservative-rule/a-57480850

Fonte: http://www.guardian.co.uk/g2/story/0,3604,1536658,00.html

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